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I Nuovi Benefattori

I Benefattori della Ca’ Granda sono come l’anima dell’ospedale perché - fin dalla sua origine, il 1° aprile 1456 - è stato sostenuto da donazioni e da lasciti testamentari.
Questa tradizione di carità e il senso di appartenenza dei cittadini a quello che è considerato l’ospedale di Milano, sono vivi ancora oggi. Dal 1456 al 2014 si contano 4.600 lasciti testamentari e un numero letteralmente incalcolabile di benefattori. Nei confronti dei donatori maggiori, la Ca’ Granda commissionava dei ritratti - a mezza figura o a figura intera, a seconda dell’importo della donazione - che compongono oggi la quadreria dell’ospedale, con 920 opere.
Negli ultimi decenni, la tradizione di pubblicare la storia dei Benefattori e di realizzare loro dei ritratti si è affievolita, anche per ragioni economiche.
Con l’obiettivo di mantenere viva la tradizione gratulatoria nei confronti dei Benefattori, tenerla costantemente aggiornata, aumentarne la visibilità e anche reinterpretarla in chiave contemporanea, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha condiviso la proposta del Presidente Giancarlo Cesana e di Paola Navotti (responsabile delle Relazioni Istituzionali), di eseguire per i Benefattori ancora senza ritratto un’opera fotografica, anziché un’opera pittorica. Poiché dal 1970 non sono più pubblicati opuscoli sulla storia dei Benefattori, è stato inoltre deciso di istituire il presente Albo online, così che anche per i donatori più recenti sia tenuta memoria della loro vita e delle opere nate dalla loro carità.


Bruno Andreoni (1946)

Il professor Andreoni è stato Direttore dell’Istituto di Chirurgia d’Urgenza del Policlinico agli inizi degli anni Novanta; nel 1994 diventa Direttore della Divisione di Chirurgia Generale dell’Istituto Europeo di Oncologia. Nel 1998 è l’ideatore del progetto “Cascina Brandezzata”, che prevede la ristrutturazione di un antico cascinale lombardo di proprietà del Policlinico per farne un luogo di vita e di incontro per i cittadini milanesi. Il progetto, inserito nella programmazione della rete regionale degli Hospice, prevede un’integrazione di assistenza, formazione, ricerca e comunicazione con la popolazione. Il progetto è stato finanziato dalla Fondazione Lu.V.I. (di cui Andreoni è Presidente) per € 1 milione e 700 mila; per la rimanente parte, dal Ministero della Salute. La ristrutturazione edilizia è stata completata e, nel giugno 2014, Cascina Brandezzata è diventata sede operativa del Centro Universitario Interdipartimentale per le Cure palliative. Nel 2015 è prevista l’apertura dell’Hospice.

Bruno Andreoni



Giancarlo Cesana (1948)

Nel 2009, iniziando il proprio mandato come presidente della Fondazione, il professor Cesana dispone che l’emolumento di propria spettanza sia ridotto del 50%, istituendo un fondo speciale finalizzato alla valorizzazione dei beni artistici e ad iniziative culturali della Fondazione. Il lascito in vita effettuato dal 2009 al 2015 ammonta a € 540.000: grazie ad esso si è completato il restauro della Cripta della Chiesa dell’Annunciata; sono state finanziate alcune borse di studio; si è proceduto al restauro di quadri dell’archivio storico; è stato avviato il progetto di collocazione definitiva dei fondi librari; sono stati intrapresi innumerevoli progetti di valorizzazione scientifica e pubblica del patrimonio storico della Ca’ Granda.

Giancarlo Cesana



Franca Chiappa (1924-2011)

Dal 1959, per cinquant’anni, dirige l’attività di comunicazione dell’ospedale e, con tale funzione, è responsabile del primo esempio in Italia di ufficio stampa ospedaliero. Fonda la rivista ospedaliera “La Ca’ Granda” e si dedica tenacemente alla valorizzazione scientifica e pubblica del patrimonio storico e artistico dell’ospedale. Nel 1981, insieme con Giovanni Testori, cura a Palazzo Reale la mostra “La Ca’ Granda. Cinque secoli di storia e d’arte dell’Ospedale Maggiore”. In particolare, Franca Chiappa si dedica instancabilmente all’abbazia di Mirasole: inizialmente, attraverso concerti benefici presso il Teatro alla Scala; successivamente, attraverso progetti istituzionali, procura i fondi necessari per il sostanziale restauro del complesso abbaziale.
Nel 2011, pochi mesi prima di morire, effettua una donazione destinata al restauro e all’esposizione definitiva del Gonfalone dell’ospedale e al restauro del quadro del Morazzone “L’Annunciazione”.

Franca Chiappa



Romeo ed Enrica Invernizzi

Invernizzi è uno dei nomi che hanno fatto la storia dell’industria alimentare italiana. Romeo Invernizzi e la moglie Enrica Pessina sono stati sposati per 69 anni e neanche la loro morte, avvenuta a pochi mesi di distanza (il 17 luglio 2004 lui; il 27 gennaio 2005 lei), è sembrata in grado di dividerli. Il medico di famiglia dei coniugi Invernizzi è stato per 30 anni il prof. Antonio Randazzo, primario della Medicina d’Urgenza del Policlinico. La professionalità e la dedizione straordinarie di Randazzo ispirarono nei coniugi il desiderio di beneficiare l’ospedale in cui il loro medico era stato primario. Il prof. Girolamo Sirchia, allora ministro della Salute, suggerì di destinare la donazione alla realizzazione di un centro nazionale di ricerca dedicato alla genetica molecolare. Così, il 24 febbraio 2004, nella loro casa di corso Venezia, i coniugi Invernizzi firmarono una donazione di € 20 milioni da destinare all’integrale edificazione dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare (INGM), che avrebbe portato il loro nome. L’attività di ricerca dell’INGM inizia già nel 2007; nel 2008 iniziano i lavori di edificazione del padiglione; nel 2013 il trasferimento effettivo dell’attività di ricerca. Il 28 novembre 2014 l’intitolazione del padiglione ai Coniugi.

Romeo ed Enrica Invernizzi



Anna Teresa Maiolo (1932)

La professoressa Maiolo è la prima donna che, in Italia, ha conseguito il titolo di Professore Ordinario di Ematologia. Cofondatrice dell’associazione Asme (Assistenza e studio malati oncologici) e direttore fino al 2004 della prima Unità Operativa di Ematologia del Policlinico, ha donato € 500.000 finalizzati alla creazione del Centro per la Diagnosi Ematologica dell’Anziano (DEmA), inaugurato il 29 aprile 2014. Si tratta di un percorso privilegiato per le persone con più di 65 anni, volto innanzitutto a velocizzare l’accesso alla diagnosi di patologie di tipo ematologico, ma anche a facilitare la consulenza degli ematologi con medici di altre specialità del Policlinico.

Anna Teresa Maiolo



Luigi Vertemara (1932)

Il 22 ottobre 2014 effettua una donazione in vita di € 288.000 da destinare alle attività di cura e di ricerca della UOC di Oncoematologia diretta dal prof. Agostino Cortelezzi, nella quale era stata curata la sorella Liliana. Il Benefattore è ritratto insieme ad una foto di famiglia, ad indicare la dedica della donazione ai suoi «grandi genitori e grandi fratelli». Il lascito è dunque alla memoria della mamma Virginia, del papà Angelo, della sorella Liliana e del fratello Franco, morto di malaria a 20 anni, nel 1943, in Sardegna.

Luigi Vertemara



Ernesta Morpurgo Tagliabue (1904 –2003)

Non sposata e senza figli, è un nome noto nella beneficenza milanese: nel 1999, a 95 anni, donò 1 miliardo di Lire alla Biblioteca Trivulziana, in virtù della sua passione per i libri antichi. Nel 2001 fece testamento, nominando l’Ospedale Maggiore erede di un appartamento in Corso di Porta Romana 132, un box in via Filippetti 41 e una quota in denaro pari a € 774 mila «da destinare al completamento ed all’allestimento dell’intera quadreria nell’Abbazia di Mirasole in Milano, con l’obbligo di iscrizione all’esterno e targa in memoria di mio fratello Prof. Guido Morpurgo Tagliabue». Tali fondi sono stati investiti, dal 2003 al 2007, nell’ultimazione dei lavori di allestimento dell’area ex stalle di Mirasole. La targa menzionata nel testamento è stata realizzata e affissa nel 2015.
Gli esecutori testamentari hanno ritenuto di non concedere il ritratto.



Ines Giuliani (1917 – 2003)

Nel 2002, con atto notarile, Ines Giuliani deposita il proprio testamento nel quale «l’ospedale Maggiore, padiglione “Croff”» è indicato erede per il 40% dei suoi beni. Nel dettaglio: 40% della casa di via Balilla n.26 e 40% del conto corrente, per l’assommare di € 1 milione e 800 mila. Nel 2003 l’ospedale accetta l’eredità; nel 2005 procede alla messa in vendita dell’immobile.
Gli esecutori testamentari hanno ritenuto di non concedere il ritratto.



Dario Granata (1918-2011)

Con lascito testamentario, il benefattore ha disposto di lasciare € 300.000 rispettivamente al Comune di Milano, all’arma dei Carabinieri e al Policlinico. Non appena terminato l’iter amministrativo di accettazione del lascito, la Fondazione investirà la quota ricevuta nel progetto di riqualificazione dell’ospedale.
Gli esecutori testamentari hanno ritenuto di non concedere il ritratto.

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