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30/03 2024
Salute

L’emergenza dei piccoli, quella vera, raccontata da chi la conosce

— di Monica Cremonesi

Andrea ha otto anni e ha accidentalmente inalato un pezzettino di matita che ha ostruito completamente il suo bronco destro, causando tosse, infezioni ricorrenti e, nei giorni successivi, un'insufficienza respiratoria grave. Rischia di soffocare. Viene quindi trasferito in Terapia Intensiva Pediatrica per un trattamento endoscopico urgente e una équipe di diversi specialisti intervengono per rimuovere il corpo estraneo. Andrea ora sta bene, grazie anche al supporto ventilatorio e alla fisioterapia.

Questo episodio, accaduto recentemente, viene raccontato da Giovanna Chidini, anestesista e rianimatore, responsabile della Terapia Intensiva Pediatrica del Policlinico, e da Mario Madeo, coordinatore infermieristico. È possibile non aver mai incrociato queste figure professionali, come è successo a me, nonostante anni di lavoro nello stesso Ospedale. Sono quei professionisti del settore sanitario che non finiscono mai sui giornali, non vengono intervistati. Lavorano nell'ombra, nell'emergenza, dove il confine tra vita e morte è labile e il tempo è prezioso.

Avevo fissato un appuntamento con la responsabile, ma lei si è presentata accompagnata da Mario. Questo gesto testimonia lo spirito di squadra e la coesione che caratterizzano questo luogo speciale. Possiamo definire con queste parole la Terapia Intensiva Pediatrica che accoglie bambini in condizioni critiche e dove si lavora per ristabilire le funzioni vitali in situazioni di immediato pericolo per la vita.

Questo reparto si trova alla Clinica De Marchi, con 6 posti letto, ed è pronto ad assistere bambini dall'età di un mese fino ai 18 anni, insieme ai loro genitori, sempre presenti.

Chidini: "Sì, nel nostro reparto i genitori sono sempre accanto ai loro bambini. Siamo stati tra i primi a implementare un modello di terapia intensiva aperta, senza restrizioni di orario per le visite, permettendo a mamma e papà di essere sempre presenti. E talvolta, il ricovero può estendersi per mesi."

Madeo: "La convivenza tra noi operatori sanitari e le famiglie è intensa. A volte, chiedono di assistere anche alle procedure salvavita."

Già a volte c’è l’emergenza, quella vera.

Chidini: "Ci definiscono infatti 'area critica'. I motivi per i quali un bimbo viene ricoverato in terapia intensiva comprendono il trauma, l’insufficienza respiratoria, renale, cardiaca, il coma dovuto a varie patologie come la meningite, gli avvelenamenti. Una delle emergenze che ci troviamo a gestire h 24 è la rimozione dei corpi estranei endobronchiali. In questi casi, il paziente viene trasferito da noi da diversi ospedali lombardi su indicazione di AREU-112; noi attiviamo un'équipe multidisciplinare che include otorinolaringoiatri, pediatri, chirurghi toracici e pediatrici e radiologi. Professionisti disponibili 24 ore su 24 perché quando un corpo estraneo raggiunge la trachea e poi i bronchi, si scatena l'emergenza. A volte, si verifica anche l'arresto cardiaco. Sono situazioni complesse, fortunatamente poche, ma rappresentano vere emergenze".

Madeo: "La casistica è ampia. Ci sono bambini che inalano oggetti di vario tipo: giochi o parti di essi, alimenti, batterie, monetine, magneti".

Oltre alle procedure salvavita, avete sviluppato competenze in tecniche alternative meno invasive e dolorose, esatto?

Chidini: "Negli anni, abbiamo perfezionato la tecnica del supporto respiratorio non invasivo, cercando di evitare l'intubazione nei piccoli pazienti. E su questo il gruppo, negli anni, ha contribuito alla stesura delle linee guida internazionali in tema di ventilazione e supporto respiratorio pediatrico. Questo ci ha permesso di migliorare l’assistenza respiratoria, ridurre i tempi di degenza ospedaliera e le complicanze correlate. Abbiamo anche acquisito notevole esperienza nell'impianto vascolare eco-guidato…".

Madeo: "Infatti, abbiamo il cosiddetto PICC Team pediatrico (Peripherally Inserted Central Catheter), composto da medici e infermieri che supportano tutti i reparti pediatrici quando è necessario posizionare accessi a lungo termine per terapie, nutrizione o dialisi. L’utilizzo dell’ecografia ci permette di minimizzare i rischi associati a queste procedure, e ridurre il dolore per i piccoli. Sono manovre delicate che richiedono sedazione e monitoraggio continuo".

Ci sono situazioni particolarmente difficili da un punto di vista emotivo?

Chidini: "Sì, ci sono momenti di particolare tensione emotiva, come quando ci troviamo in presenza di un potenziale donatore pediatrico e della sua famiglia. In questo caso, dobbiamo essere capaci di coniugare il dolore per una perdita con la prospettiva che questa perdita possa contribuire a salvare altre vite. Il nostro centro è riferimento italiano per il trapianto di rene pediatrico grazie all’esperienza della Nefrologia Pediatrica. E questo grazie anche alla sensibilità di quei genitori che acconsentono alla donazione degli organi. Questi genitori sono un esempio per tutti noi".

Per alleggerire l'atmosfera, chiedo: "Qual è l'ultimo libro che avete letto?"

Chidini: "Mi appassionano i gialli nordici, come quelli di Larsson".

Madeo: "Io mi rilasso coi miei gatti neri".

Vabbè, cambio argomento.Perché avete scelto di lavorare in Anestesia e rianimazione?

Chidini: "Continuo a ritenere che sia la specialità più bella al mondo. È intellettualmente stimolante, unisce conoscenze di fisiologia, patologia e tecnologia. È impegnativa, ma non ci si sente mai soli perché è forte la relazione con gli altri specialisti. È lo spirito di squadra che mi piace, ed è quello che regna anche tra noi nel nostro reparto".

Madeo: "Sono qui da 25 anni, prima come infermiere e poi come coordinatore. Inizialmente, ero restio a lavorare con i bambini, ma ora penso sia il reparto più bello al mondo. Non mancano le difficoltà perché alcune criticità, che per gli adulti sono più sfumate, qui hanno un impatto notevole. Un esempio su tutti: sia medici che infermieri non ci interfacciamo solo col paziente ma con l’intera famiglia con tante difficoltà di religione, di etnie, soprattutto di barriere linguistiche".

Andrete nel Nuovo Padiglione ora in costruzione?

Chidini: "Sì, e siamo molto contenti. Nel nuovo Ospedale amplieremo i posti letto, al fine di supportare e potenziare le attività dei reparti del Policlinico e degli altri Ospedali a noi collegati ed è per noi una conferma del ruolo centrale che abbiamo e che incrementeremo come hub regionale per l’emergenza pediatrica".

Concludo la visita. Entrare qui è emozionante. Sarà un'area critica, ma si respira un equilibrio, una passione e una serenità difficili da spiegare.
E ti rendi conto di quanto la vita sia preziosa.