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03/04 2025
Attualità Salute Ricerca

#RASSEGNASTAMPA. Linfoma DLBCL: terapie CAR-T e cure sempre più efficaci, ne parla Michele Merli

— di Redazione

Le innovazioni terapeutiche, come le cellule CAR-T, stanno rivoluzionando il trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), una forma aggressiva di linfoma non Hodgkin. Grazie ai progressi della ricerca e all’impegno di centri specializzati come il Policlinico di Milano – tra i principali in Italia per numero di infusioni di CAR-T – le possibilità di cura continuano ad evolversi, offrendo ai pazienti prospettive sempre migliori.

Michele Merli, specialista della nostra Ematologia diretta dal Prof. Francesco Passamonti, ha approfondito i progressi nella diagnosi e nelle cure per il DLBCL, evidenziando l’attività del Policlinico di Milano in questo ambito, nelle interviste rilasciate all'Osservatorio Terapie Avanzate e all'Osservatorio Malattie Rare.

"I successi della ricerca scientifica e delle terapie avanzate stanno permettendo di ridurre sempre di più la percentuale di pazienti con malattia ad alto rischio che non ottiene le risposte auspicate" commenta Michele Merli.

Leggi gli articoli:
"CAR-T: l’esperienza dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano"
"Linfoma diffuso a grandi cellule B: prospettive di cura migliorate grazie alla ricerca

Il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) è un tumore del sangue che viene inizialmente trattato con una combinazione di chemioterapia e anticorpo monoclonale. Se la malattia non regredisce o si ripresenta a distanza di un anno (recidiva), la terapia con CAR-T rappresenta un'opzione indicata.

 

La terapia con cellule CAR-T è un innovativo approccio che potenzia il sistema immunitario per combattere la malattia. In pratica, si tratta di "armare" i linfociti T, un tipo di globuli bianchi, per riconoscere e attaccare le cellule tumorali.

 

Il processo inizia con il prelievo dei linfociti T dal paziente, che vengono poi modificati in laboratorio attraverso l’inserimento di un Chimeric Antigen Receptor (CAR), in grado di individuare una proteina presente solo sulle cellule malate, e poi reinfusi. I linfociti così ingegnerizzati riescono così a legarsi e a distruggere le cellule tumorali.

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